Salt Bae – Nusret Gökçe, il macellaio turco è diventato uno degli chef più riconosciuti al mondo

Salt Bae – Nusret Gökçe

Chi è Salt Bae: il salto da apprendista macellaio alla fama globale

Immagina una sega che scivola tra le fibre della carne, un gesto lento e teatrale: sale che scende dal polso alla carne, luci, occhiali scuri, una barba curata. Questo è Salt Bae. Nato nel 1983 in un villaggio della provincia di Erzurum, in Turchia, Nusret Gökçe cresce in una famiglia modesta e a soli 11-12 anni abbandona la scuola per diventare apprendista macellaio nel quartiere di Kadıköy, a Istanbul. Una vita dura, sapori robusti e mani che imparano a conoscere la carne: c’è dentro tutta la materia prima della sua storia.

Salt Bae non si accontenta di stare fermo: tra il 2007 e il 2010 viaggia in Argentina e Stati Uniti gratis, lavora in ristoranti locali per apprendere il mestiere e affilare la sua visione. Al rientro, apre il suo primo steakhouse a Istanbul nel 2010. Da lì la scintilla: nel 2014 e oltre, si apre la catena Nusr‑Et.

E poi… il video virale. Nel gennaio 2017 pubblica “Ottoman Steak”: sale che scivola dal dorso della mano al piatto, un gesto sensuale, un meme immediato. È la nascita dello show e del nome, Salt Bae appunto. Da quel momento, la carriera esplode: celebrità, presidenti, atleti, influencer inginocchiati al suo spettacolo gastronomico.

Come cucina e cosa fa Salt Bae oggi

Vuoi carne? Qui non si parla solo di gusto: si parla di esperienza, di teatro al tavolo. Salt Bae continua a girare il mondo. Con i suoi occhiali tondi scuri, fiiltrati come da spettacolo, sale scendente sul taglio, pose da copertina. Ha aperto decine di locali in città top della ristorazione: Miami, Londra, Dubai, New York, Las Vegas, Dallas, e perfino Milano, Roma e Ibiza tra i progetti più recenti.

I suoi ristoranti Nusr‑Et, in un momento, avevano 31 sedi nel mondo, con piani per arrivare a 40. Ma le cose cominciano a scricchiolare: a metà del 2025 sono rimaste 25 sedi. In particolare, chiudono le sedi di Las Vegas (temporaneamente per spostamento), Dallas (definitiva), e Boston e Beverly Hills hanno chiuso in precedenza. Paradosso: più elitarie le location, più fragili i risultati.

Il suo stile? Sempre spettacolare. Taglia, salta, sala e serve… ma con gesti calibrati in slow motion. Una performance: non si mangia solo per il gusto, ma per sentirsi parte di un rito glamour.

Il declino della fama e le controversie

C’era un tempo in cui Salt Bae era ovunque. Poi qualcosa si incrina. In primo luogo, le denunce sul lavoro: dipendenti negli Stati Uniti lo accusano di turni massacranti, mancate straordinari e appropriazione di mance. Il tono pubblico non diventa dialogo ma muro: lui nega, silenzia e licenzia.

Poi l’episodio che lascia il segno: finale del Mondiale Qatar 2022. Salt Bae irrompe in campo, insegue calciatori, sfiora e bacia la Coppa del Mondo nonostante i protocolli FIFA vietino a chiunque non sia campione o capo di Stato di toccarla. L’immagine pubblica crolla: da chef star a intruso criticato. La FIFA apre un’indagine, e gli vieta di assistere alle partite dei Mondiali 2026.

Come ciliegina finale dell’impopolarità: l’estate del 2025 lo vede protagonista (o victim?) di un battibecco fuori da una festa di Champions League a Monaco. Alcuni media parlano di “espulsione vergognosa”: video lo mostrano allontanato da un addetto alla sicurezza. Ma lui replica: non era invitato, voleva solo salutare i fan al varco dell’albergo UEFA, nessun party ufficiale. E intanto, il pubblico vira altrove.

Perché oggi se ne parla: cosa dicono le notizie?

Salt Bae continua a far parlare di sé, ma non per la cucina gourmet. Nell’ultima settimana (fine luglio/inizio agosto 2025) fioccano articoli che parlano di stabilimenti chiusi, ristoranti vuoti, bilanci in rosso: in USA cinque locali su sette chiusi, a Londra un calo del 30 % nei guadagni. Il trittico: denunce, finali interrotti, uscite pubbliche sfortunate.

Oggi la sua immagine appare “in caduta libera”: una star virale diventata personaggio fuori moda, quasi fuori posto. Fino ai lui, un tempo, piaceva far pagare cene da 2 000 dollari, dove non si cercava il sapore ma solo lo scatto perfetto. Ma adesso la gente si è stancata: quei simboli di lusso e ego pagano il conto della saturazione. E i suoi locali provano a resistere solo in alcuni mercati del Golfo.

Eppure, guarda caso, sui social ha ancora milioni di follower: la curva della popolarità si è sgonfiata ma non è tramontata del tutto. È diventato una figura mediatica ambigua: da personaggio ammirato a simbolo di eccesso, di Hollywood culinaria fallita.

Salt Bae oggi: uno specchio di celebrity culture

Dopo più di una decina d’anni dalle sue origini da apprendista, Salt Bae è uno specchio lucido e scabro dell’era dei meme, dei format visivi, della cucina-spettacolo e del potere breve dei fenomeni social. Ci mostra quanto veloce sia la salita — e quanto rovinosa possa essere la caduta quando la forma vince sul contenuto.

Tuttavia, se sei curioso di chi fosse quell’uomo con gli occhiali e la T‑shirt bianca che dava sale come fosse polvere d’oro, ricorda: Salt Bae è passato da “semplice macellaio turco” a global chef-brand. Ha costruito una catena internazionale, ha sfidato il gusto (e il buon senso), ha fatto parlare di sé ovunque. Poi ha sbagliato sede, ospiti, tempo. E la gente ha iniziato a voltargli le spalle.

Eppure, dietro a quella figura, c’è un ragazzo di un villaggio chiamato Paşalı che ha imparato a maneggiare tagli e coltelli, che ha viaggiato per imparare il mestiere, che ha usato Instagram e la sua fisicità per costruirsi una fama. Salt Bae resta questo: un flash della cultura contemporanea, una fiammata virale e un monito su quanto fragile sia l’equilibrio tra genio e eccesso.