«Il caffè in Italia fa schifo» è un titolo pensato per provocare, ma sarebbe un errore leggerlo come una condanna indistinta dell’espresso italiano.
Nel libro Il caffè in Italia fa schifo. Un viaggio tra consapevolezza, falsi miti e crudeli verità, pubblicato da Giacovelli Editore nel 2025, Valentina Palange prende di mira soprattutto una convinzione: che vivere nel Paese che ha trasformato l’espresso in un elemento della propria identità culturale equivalga automaticamente a conoscere il caffè e a riconoscerne la qualità.
La provocazione funziona proprio perché tocca un’abitudine radicata. In Italia il caffè si ordina spesso senza chiedersi quale sia l’origine dei chicchi, come siano stati lavorati, quale tostatura sia stata utilizzata o in quali condizioni venga preparato. Si giudicano magari cremosità e intensità, ma molto meno frequentemente si considera il percorso compiuto dal prodotto prima di arrivare nella tazzina.
È dentro questa distanza fra cultura del rito e conoscenza della materia prima che si colloca il libro. La domanda di fondo è semplice: quanto sappiamo realmente distinguere una buona materia prima, una tostatura corretta e un’estrazione ben eseguita da una tazzina mediocre alla quale ci siamo semplicemente abituati?
Quando l’amaro smette di essere una caratteristica inevitabile
Uno degli aspetti più interessanti del libro nasce dall’esperienza personale dell’autrice. Valentina Palange racconta di essersi avvicinata al consumo di caffè relativamente tardi, dopo averlo considerato per anni una bevanda troppo amara e poco piacevole. L’incontro professionale con questo mondo, iniziato intorno al 2014, le ha mostrato progressivamente quanto ciò che chiamiamo genericamente “caffè” possa produrre esperienze sensoriali molto differenti.
Origine, varietà botanica, coltivazione, lavorazione dopo il raccolto, tostatura, macinatura, acqua e tecnica di estrazione incidono infatti sul risultato finale. Da qui nasce una delle critiche centrali del volume: l’abitudine non dovrebbe essere confusa con un parametro universale di qualità.
La posizione di Valentina Palange sulle tostature molto spinte e sull’amaro dominante non consiste semplicemente nel preferire un gusto a un altro. Il punto è capire perché una tazzina abbia un certo sapore. Una tostatura scura può modificare profondamente il profilo aromatico del chicco, mentre un’estrazione sbilanciata può compromettere anche una buona materia prima. Ciò non significa che un espresso intenso sia necessariamente difettoso, ma che il consumatore dovrebbe avere più strumenti per valutarlo.
Il barista conta più di quanto si pensi
Uno dei meriti divulgativi di Il caffè in Italia fa schifo è riportare l’attenzione sul lavoro svolto dietro il bancone. Anche partendo da un buon caffè, il risultato può peggiorare durante la preparazione.
Dose, regolazione della macinatura, distribuzione nel portafiltro, pressatura, condizioni della macchina, qualità dell’acqua e pulizia dell’attrezzatura incidono direttamente sulla tazzina servita. Il libro affronta questi aspetti senza assumere il tono di un manuale accademico e senza pretendere di trasformare il lettore in un barista professionista.
Valentina Palange dedica spazio anche a metodi diversi dall’espresso e dalla moka, come V60, French press e AeroPress. Non per dichiarare superata la tradizione italiana, ma per mostrare che il caffè può essere preparato e assaggiato in modi differenti.
Il volume utilizza esempi, falsi miti, racconti e ricette replicabili a casa. Questa dimensione pratica è importante perché evita che la critica alla cultura italiana del caffè rimanga confinata a una discussione per specialisti. Il lettore viene invece invitato a osservare più attentamente ciò che beve ogni giorno.
Chi è Valentina Palange
Valentina Palange è nata a Taranto, vive a Milano ed è divulgatrice di caffè, content creator e consulente di social strategy. Ha oltre dieci anni di esperienza nel settore e ha conosciuto professionalmente il mondo del caffè attraverso attività di vendita e lavoro dietro il bancone.
Nel 2018 ha fondato Specialty PaL, progetto social dedicato alla diffusione della cultura del caffè attraverso un linguaggio accessibile anche ai non specialisti. È laureata al DAMS dell’Università di Bologna e ha frequentato la magistrale in Comunicazione d’Impresa.
Alla divulgazione si è affiancata l’esperienza nelle competizioni. Nel 2024 Valentina Palange si è classificata quarta ai Campionati Nazionali Barista della Specialty Coffee Association e nello stesso anno ha conquistato il titolo italiano AeroPress.
Il caffè in Italia fa schifo è il suo primo libro e porta sulla pagina questo intreccio di esperienze: comunicazione, lavoro pratico, divulgazione e competizione. La forza del volume non sta tanto nel dimostrare letteralmente che in Italia il caffè “faccia schifo”, quanto nel mettere in discussione una sicurezza molto italiana: quella di conoscere già abbastanza bene il caffè solo perché fa parte delle nostre abitudini quotidiane.
