Il disegno di un tappeto persiano viene allungato, deformato e ricomposto fino ad assumere l’aspetto di un’immagine digitale alterata. È il principio creativo della collezione Glitch, progettata dal designer olandese Richard Hutten per Qeeboo e tornata al centro dell’attenzione nell’autunno 2026. La proposta, raccontata il 26 ottobre da Kult Magazine, recupera un elemento tradizionale dell’arredamento domestico e ne modifica profondamente il linguaggio decorativo.
I tappeti Glitch di Qeeboo conservano alcuni elementi riconoscibili dei motivi persiani, ma introducono distorsioni grafiche che interrompono la regolarità del disegno. Fiori, ornamenti e fasce decorative vengono trasformati in linee allungate, sequenze cromatiche e superfici astratte. L’effetto ricorda un’immagine visualizzata in modo imperfetto sullo schermo di un computer, nella quale una parte del contenuto rimane leggibile mentre il resto appare deformato.
La scelta di utilizzare il tappeto come superficie di sperimentazione è particolarmente significativa. A differenza di un quadro o di una decorazione murale, questo complemento occupa una porzione consistente del pavimento e interagisce direttamente con mobili, colori e proporzioni della stanza.
Dal motivo persiano alla distorsione digitale
Il progetto di Richard Hutten parte da una caratteristica essenziale dei tappeti persiani tradizionali: l’organizzazione degli ornamenti secondo schemi riconoscibili, spesso costruiti attraverso elementi floreali, bordure e ripetizioni geometriche. La composizione può svilupparsi intorno a un medaglione centrale oppure attraverso motivi distribuiti sull’intera superficie, con un equilibrio preciso tra pieni, vuoti e dettagli decorativi.
Nei tappeti Glitch di Qeeboo questa organizzazione viene intenzionalmente alterata. Il disegno originale rimane visibile in alcune porzioni, mentre altrove subisce un processo di dilatazione che ne cambia completamente l’aspetto. Il riferimento estetico è quello del glitch, termine utilizzato anche nell’arte digitale per indicare un errore o un’anomalia nella rappresentazione delle immagini.
La deformazione diventa così uno strumento progettuale. I colori che normalmente definiscono petali, foglie e piccoli dettagli ornamentali si distribuiscono lungo nuove traiettorie, generando composizioni che possono essere osservate sia come decorazioni tessili sia come superfici astratte.
La collezione sviluppa due interpretazioni grafiche differenti. Nella prima, gli elementi decorativi vengono stirati in linee verticali relativamente regolari, che attraversano ampie porzioni del tappeto. La successione delle strisce produce un effetto ritmico e accentua la direzione del disegno.
Nella seconda interpretazione, invece, la deformazione assume un andamento più fluido. Le linee perdono rigidità e si trasformano in onde sinuose, con passaggi cromatici che richiamano un’immagine sottoposta a una distorsione elettronica. In entrambi i casi, il contrasto tra le parti ornamentali rimaste riconoscibili e quelle trasformate costituisce l’elemento distintivo della composizione.
L’intervento non riproduce quindi una specifica tecnica artigianale persiana, ma ne recupera il patrimonio visivo come materiale di partenza per una ricerca grafica contemporanea. La differenza è rilevante: la tradizione viene richiamata attraverso il disegno, mentre il risultato appartiene al linguaggio del design attuale.
Dimensioni, varianti e caratteristiche della collezione
Uno degli aspetti più interessanti dei tappeti Glitch di Qeeboo riguarda le dimensioni. Le versioni rettangolari misurano 200 × 300 centimetri, una superficie di sei metri quadrati che permette al disegno di svilupparsi senza essere eccessivamente frammentato dalla presenza degli arredi.
Nel catalogo Qeeboo compaiono le varianti rettangolari Glitch Red e Glitch Yellow, caratterizzate da differenti combinazioni cromatiche. Sono inoltre presenti le versioni circolari Glitch Round Half e Glitch Round Quarter, con diametro di 200 centimetri. Queste ultime adottano una geometria diversa, che modifica il rapporto tra la decorazione e lo spazio circostante.
Nelle descrizioni ufficiali della linea, Qeeboo richiama esplicitamente l’immagine di fiori colorati deformati in strisce, paragonando l’effetto a una fotografia caricata in modo scorretto sullo schermo di un computer.
La documentazione pubblica consultabile permette di identificare formati, denominazioni e caratteristiche grafiche, ma non fornisce in modo sufficientemente uniforme tutte le specifiche relative alle fibre e alle tecniche produttive. Non sarebbe quindi corretto attribuire indistintamente ai modelli una determinata composizione tessile o una particolare lavorazione artigianale.
Questo aspetto merita attenzione anche nella valutazione del prodotto: l’ispirazione ai tappeti persiani non implica necessariamente l’impiego delle stesse fibre o delle tradizionali tecniche di annodatura. Il riferimento principale della collezione riguarda l’ornamento e la sua trasformazione visiva.
Richard Hutten e l’influenza di Droog Design
Nato nei Paesi Bassi nel 1967, Richard Hutten si è diplomato alla Design Academy Eindhoven nel 1991, anno in cui ha avviato il proprio studio di progettazione a Rotterdam. Il suo lavoro comprende mobili, oggetti, interni e allestimenti, con un approccio che combina funzionalità, sperimentazione e ironia.
Hutten è stato tra i protagonisti di Droog Design, il movimento olandese affermatosi a partire dal 1993 che ha contribuito a modificare il rapporto tra forma, funzione e significato degli oggetti quotidiani.
Il percorso di Droog si è distinto per la capacità di mettere in discussione convenzioni consolidate attraverso soluzioni spesso semplici nell’aspetto, ma concettualmente sorprendenti. Un mobile o un complemento poteva diventare uno strumento per riflettere sulle abitudini d’uso, sul consumo e sulle aspettative estetiche associate agli oggetti.
Tra i progetti più conosciuti di Hutten compare la Table Chair del 1992, appartenente alla serie No Sign of Design. Il suo lavoro è entrato nelle collezioni di numerosi musei internazionali, mentre le collaborazioni industriali hanno coinvolto marchi come Moooi, Moroso, Kvadrat e Offecct.
La collezione Glitch mantiene un legame evidente con questa esperienza. L’oggetto di partenza rimane immediatamente identificabile e conserva la propria funzione pratica, ma viene modificato attraverso un’operazione che invita a riconsiderarne il significato visivo.
Anche la collaborazione con Qeeboo presenta una continuità con tale impostazione. Il marchio italiano, fondato a Milano nel 2016 da Stefano Giovannoni, ha costruito il proprio catalogo intorno a prodotti capaci di reinterpretare oggetti e soggetti familiari attraverso forme insolite, riferimenti pop e soluzioni espressive riconoscibili.
Le collaborazioni con designer internazionali, tra cui Andrea Branzi, Marcel Wanders, Nika Zupanc e lo stesso Hutten, hanno contribuito a sviluppare un catalogo nel quale convivono sedute, lampade, accessori e complementi decorativi.
Come un tappeto di grandi dimensioni cambia la percezione di una stanza
La superficie occupata da un tappeto determina in buona parte il suo ruolo nell’arredamento. Un modello piccolo può funzionare come elemento accessorio, mentre uno di due metri per tre diventa una componente strutturante della composizione interna.
Nel caso dei tappeti Glitch di Qeeboo, questa differenza viene accentuata dal disegno, che presenta contrasti cromatici e cambiamenti di direzione capaci di attirare lo sguardo.
In un soggiorno con divano, poltrone e tavolino centrale, un tappeto rettangolare di grandi dimensioni può contribuire a definire visivamente l’area conversazione. Se collocato almeno parzialmente sotto gli arredi principali, permette di riunire elementi separati all’interno di una superficie comune.
L’effetto cambia quando il motivo grafico è particolarmente articolato. Le linee verticali possono enfatizzare una direzione della stanza, mentre quelle ondulate introducono una percezione di movimento che contrasta con le geometrie generalmente rigide dei mobili.
In un soggiorno arredato con un divano dalle forme essenziali, un tavolino basso e pochi complementi, la presenza di Glitch può diventare il principale elemento cromatico. Una soluzione di questo tipo riduce la necessità di inserire ulteriori decorazioni molto evidenti, evitando che superfici diverse competano per l’attenzione.
Negli ambienti minimalisti, caratterizzati da pareti chiare, pavimenti uniformi e arredi dalle linee pulite, la differenza tra decorazione tradizionale e distorsione digitale risulta particolarmente leggibile. La complessità del tappeto emerge grazie alla relativa semplicità degli elementi circostanti.
La situazione è diversa negli interni già ricchi di colori, materiali e oggetti decorativi. In questi casi la scelta richiede maggiore attenzione alle tonalità esistenti, soprattutto quando il tappeto deve convivere con rivestimenti fantasia, opere grafiche di grandi dimensioni o mobili dalle forme particolarmente elaborate.
Le varianti circolari consentono invece una diversa organizzazione dello spazio. Un tappeto rotondo può essere utilizzato per evidenziare un’area più raccolta, ad esempio in corrispondenza di una poltrona e di un tavolino, oppure per attenuare la prevalenza di linee ortogonali in una stanza.
Il tappeto tra decorazione storica e linguaggio contemporaneo
Il rapporto tra tessuti ornamentali e arredamento contemporaneo è un tema che supera il singolo prodotto. Il tappeto persiano è stato storicamente apprezzato anche per la complessità delle decorazioni, per l’organizzazione dei colori e per il patrimonio tecnico legato alla sua realizzazione. Nel design contemporaneo, questi elementi possono essere recuperati senza riprodurre necessariamente l’oggetto tradizionale nella sua interezza.
L’operazione di Hutten riguarda soprattutto la possibilità di utilizzare un repertorio decorativo storico come base per una nuova immagine. La struttura originaria non scompare completamente: rimane abbastanza riconoscibile da suggerire il riferimento culturale, ma viene interrotta da una trasformazione che appartiene all’estetica digitale.
Il passaggio è evidente nella diversa funzione dei motivi floreali. Nel tappeto tradizionale, i fiori contribuiscono a costruire un insieme decorativo organizzato. Nei tappeti Glitch di Qeeboo diventano anche una fonte di colore da allungare, frammentare e distribuire secondo nuove regole compositive.
Questa impostazione avvicina il complemento tessile a un’opera grafica di grande formato. La differenza rispetto a una stampa destinata alla parete sta nel rapporto fisico con l’ambiente: la superficie viene attraversata, parzialmente coperta dai mobili e osservata da angolazioni diverse durante l’utilizzo quotidiano della stanza.
Il disegno deve quindi funzionare anche quando non è interamente visibile. In un soggiorno, per esempio, il tavolino può nascondere una parte della decorazione centrale, lasciando emergere soprattutto le fasce laterali e le distorsioni cromatiche. La composizione assume un aspetto diverso rispetto a quello del tappeto osservato da solo.
Le dimensioni delle versioni rettangolari rafforzano questa caratteristica. Su una superficie di sei metri quadrati, il motivo deformato può svilupparsi attraverso ampie campiture senza perdere completamente il collegamento con l’ornamento iniziale.
La relazione tra tappeto e arredamento dipende infine dalla disposizione concreta degli oggetti. La posizione del divano, l’estensione del pavimento lasciata scoperta e la direzione della luce naturale possono modificare sensibilmente la percezione delle superfici cromatiche. È soprattutto in questa interazione con lo spazio abitato che la sperimentazione grafica di Glitch acquista una funzione precisa nell’interior design.
