Museo degli Eames in California, Herzog & de Meuron trasforma un campus modernista in un nuovo polo del design

Il nuovo museo dedicato all’eredità di Charles e Ray Eames sorgerà a Novato, nella contea californiana di Marin, all’interno di un complesso industriale degli anni Sessanta destinato a diventare uno spazio pubblico per l’arte, il design e la sperimentazione. Il progetto dell’Eames Institute of Infinite Curiosity, presentato attraverso nuovi rendering architettonici nell’ultima settimana di ottobre 2026, porta la firma dello studio svizzero Herzog & de Meuron, affiancato da EHDD e Field Operations.

L’intervento interesserà un’area di circa 88 acri, equivalenti a oltre 35 ettari, occupata in passato dall’editore McGraw-Hill e successivamente dalla società di calzature Birkenstock. Il piano prevede il recupero degli edifici esistenti, l’allestimento di spazi espositivi e laboratori, la realizzazione di giardini accessibili e l’integrazione del campus con il paesaggio collinare della California settentrionale.

La notizia, approfondita il 31 ottobre dalla rivista statunitense Fast Company, riguarda un progetto ancora in fase di sviluppo. Il masterplan è stato presentato alla città di Novato, mentre l’avvio sostanziale dei lavori è previsto per il 2028, con l’apertura del museo programmata come obiettivo per il 2030. Le immagini diffuse rappresentano quindi la configurazione progettata, non ambienti già realizzati.

Un edificio del 1965 diventerà il cuore del nuovo museo

La scelta della sede costituisce uno degli elementi più interessanti dell’operazione. Il futuro Museo degli Eames in California occuperà un complesso progettato dall’architetto Jan Lubicz-Nycz per lo studio di John Savage Bolles, una struttura che conserva caratteristiche significative dell’architettura modernista americana del secondo dopoguerra.

L’edificio principale era stato concepito per le attività della casa editrice McGraw-Hill. Successivamente divenne parte del campus statunitense di Birkenstock, che vi mantenne una presenza fino al 2019. Rimasto inutilizzato dal 2020, il complesso è stato acquistato dall’Eames Institute nell’agosto 2025.

La costruzione più riconoscibile è il grande magazzino caratterizzato da una copertura in cemento armato composta da superfici a paraboloide iperbolico. La successione di elementi geometrici crea un profilo frastagliato, visibile anche dalla vicina autostrada Highway 101.

Il tetto comprende 35 elementi a cuspide e raggiunge un’altezza massima di circa 11 metri. La struttura impiega gusci sottili di cemento, con uno spessore indicato dall’istituto in circa 7,6 centimetri. Una soluzione che testimonia la ricerca ingegneristica dell’epoca, quando l’impiego di geometrie complesse permetteva di coprire grandi superfici limitando la quantità di materiale necessaria.

Herzog & de Meuron conserverà questa caratteristica architettonica, trasformando gli spazi industriali in ambienti destinati alle esposizioni e alle attività pubbliche. Il magazzino originario dispone di circa 12.450 metri quadrati utilizzabili, mentre il programma museale punta a raggiungere complessivamente circa 17.200 metri quadrati grazie all’introduzione di nuovi livelli intermedi in alcune parti dell’edificio.

La conservazione della copertura e delle principali caratteristiche strutturali risponde a una precisa scelta progettuale: mantenere leggibile l’identità industriale del complesso, adattandone le funzioni alle esigenze di un’istituzione culturale contemporanea.

Herzog & de Meuron punta sul recupero dell’architettura esistente

L’incarico affidato allo studio fondato da Jacques Herzog e Pierre de Meuron si inserisce in una lunga esperienza nel recupero di edifici destinati a nuove funzioni culturali.

Il precedente più conosciuto è la Tate Modern di Londra, ricavata dalla centrale elettrica di Bankside. Anche nel progetto californiano il volume industriale preesistente diventa una risorsa architettonica, anziché un elemento da sostituire con una costruzione completamente nuova.

Al centro del Museo degli Eames in California sarà organizzata una grande sala espositiva, denominata Great Hall, sviluppata per circa 122 metri lungo l’edificio. Le dimensioni consentiranno di ospitare installazioni artistiche di notevole scala, mostre temporanee, eventi e attività che richiedono configurazioni spaziali flessibili.

Il percorso dei visitatori comprenderà un collegamento sopraelevato rivestito in acciaio inossidabile lucido, dal quale sarà possibile osservare gli spazi sottostanti e la geometria della copertura. Le superfici riflettenti contribuiranno a modificare la percezione del volume interno senza nasconderne la struttura originaria.

Particolare attenzione è dedicata anche agli impianti tecnici. I sistemi di illuminazione, ventilazione e distribuzione degli altri servizi saranno riorganizzati per liberare la vista del soffitto, precedentemente occupato da cavi e attrezzature legati alle attività industriali.

Accanto alla grande sala troveranno posto sei gallerie espositive, ambienti per attività creative, laboratori dedicati alla lavorazione del legno e della ceramica e un teatro con una capienza prevista di 275 posti.

Il progetto comprende inoltre spazi per incontri, servizi di ristorazione e un edificio per attività seminariali e formative ricavato dagli uffici esistenti. Quest’ultimo consentirà di ospitare conferenze, programmi educativi e appuntamenti rivolti a professionisti e organizzazioni.

EHDD, studio con sede a San Francisco, svolge il ruolo di executive architect, occupandosi dello sviluppo e del coordinamento architettonico del progetto. L’esperienza dello studio comprende strutture culturali e scientifiche come l’Exploratorium di San Francisco e il Monterey Bay Aquarium.

Dieci giardini collegheranno il campus alle colline di Marin County

L’intervento paesaggistico è affidato a Field Operations, società internazionale conosciuta soprattutto per la High Line di New York e per il progetto Presidio Tunnel Tops di San Francisco.

La trasformazione degli spazi esterni assume un peso paragonabile a quello del recupero architettonico. L’area, precedentemente organizzata intorno alla circolazione dei veicoli, alle banchine di carico e alle funzioni aziendali, sarà riconfigurata attraverso percorsi pedonali, giardini, spazi per il gioco e luoghi di incontro.

Il masterplan prevede dieci differenti ambienti paesaggistici, collegati da una rete di sentieri che consentirà ai visitatori di esplorare il complesso seguendo itinerari diversi.

La vegetazione comprenderà specie caratteristiche della California settentrionale, tra cui querce, manzanita e papaveri californiani. La scelta delle piante intende riprodurre la varietà degli ecosistemi della contea di Marin, alternando aree boscate, prati, giardini costieri e ambienti più aperti.

Alcuni percorsi sono pensati per raccordarsi con il paesaggio collinare circostante, in direzione delle aree naturali vicine all’Olompali State Historic Park.

Anche l’edificio principale sarà maggiormente aperto verso l’esterno. Le facciate vetrate arretrate formeranno porticati profondi fino a circa nove metri, creando spazi intermedi utilizzabili per sostare, partecipare ad attività e osservare le opere collocate nei giardini.

Le precedenti aree di carico diventeranno quindi ambienti pubblici, nei quali potranno trovare posto sculture, sedute, terrazze e attività all’aperto.

Il disegno del paesaggio richiama un principio presente anche nella produzione di Charles e Ray Eames: la curiosità può essere stimolata attraverso l’esplorazione libera, l’osservazione e la possibilità di stabilire relazioni inattese tra elementi differenti.

Il riferimento culturale comprende anche Powers of Ten, il celebre film del 1977 nel quale i due designer affrontarono il tema delle proporzioni e dei diversi livelli di osservazione dell’universo attraverso una progressione di scale.

Nel campus di Novato, il richiamo al numero dieci trova una traduzione spaziale nei diversi paesaggi progettati da Field Operations. Si tratta di un collegamento concettuale, non della riproduzione letterale delle sequenze del film.

L’eredità di Charles e Ray Eames oltre le sedie diventate icone

Il nuovo Museo degli Eames in California nasce dalla volontà di presentare il lavoro della coppia americana attraverso una prospettiva più ampia rispetto alla produzione di mobili.

Charles Eames, nato nel 1907, e Ray Kaiser Eames, nata nel 1912, hanno contribuito in maniera decisiva allo sviluppo del design moderno del Novecento, lavorando tra architettura, arredamento, grafica, fotografia, cinema e progettazione di mostre.

La loro notorietà internazionale è legata soprattutto alle sedute prodotte per aziende come Herman Miller, tra cui la Lounge Chair con ottomana, introdotta nel 1956, e le numerose varianti delle sedie realizzate con scocche in materiali plastici o compensato sagomato.

Ridurre il loro contributo a questi prodotti significherebbe però trascurare il metodo di lavoro che ne rese possibile la progettazione.

Uno degli aspetti centrali della ricerca degli Eames fu la sperimentazione sui materiali industriali. Durante la Seconda guerra mondiale svilupparono, tra gli altri oggetti, tutori ortopedici in compensato modellato per la Marina statunitense. Le conoscenze acquisite nella curvatura e nell’assemblaggio del legno furono successivamente applicate alla realizzazione di mobili.

L’impiego di compensato, fibra di vetro, resine sintetiche e filo metallico rispondeva alla necessità di ottenere oggetti funzionali, riproducibili industrialmente e capaci di adattarsi al corpo umano.

La ricerca non si limitava alla scelta del materiale. Comprendeva prototipi, prove ergonomiche, modifiche delle forme e verifiche sui processi produttivi.

La progettazione industriale veniva affrontata come un’attività sperimentale, nella quale l’aspetto estetico emergeva insieme alla soluzione dei problemi tecnici e funzionali.

Questa impostazione spiega perché il nuovo museo attribuisca tanta importanza ai laboratori. La possibilità di osservare materiali, strumenti e processi di lavorazione permetterà di comprendere il design attraverso le sue fasi di sviluppo, anziché esclusivamente attraverso gli oggetti ultimati.

L’Eames Institute conserva già una raccolta dedicata al lavoro della coppia, comprendente mobili, prototipi, materiali di ricerca e documenti. Il nuovo programma museale allargherà il campo anche ad artisti e progettisti di altre generazioni, con opere di design industriale, pittura e scultura monumentale.

Oggetti, immagini e comunicazione: il design come strumento di conoscenza

La dimensione visiva occupava un ruolo centrale nell’attività dello studio Eames.

Charles e Ray realizzarono oltre cento cortometraggi, utilizzando il linguaggio cinematografico per spiegare argomenti scientifici, tecnologici, culturali e matematici.

Tra le opere più conosciute, Powers of Ten mostra come cambi la percezione della realtà passando progressivamente da una scala di osservazione all’altra. La sua costruzione visiva rende comprensibili rapporti dimensionali difficili da rappresentare attraverso una spiegazione tradizionale.

La coppia lavorò anche a installazioni espositive per grandi istituzioni e aziende, sviluppando sistemi di comunicazione basati sull’accostamento di fotografie, oggetti, filmati e supporti grafici.

L’approccio era particolarmente evidente nelle collaborazioni con IBM, nelle quali la rappresentazione di concetti scientifici e tecnologici veniva tradotta in esperienze accessibili a un pubblico non specialistico.

La disposizione degli oggetti aveva un’importanza comparabile al loro contenuto. Una collezione poteva riunire manufatti artigianali, giocattoli, fotografie, campioni naturali e prodotti industriali, creando collegamenti che invitavano a osservare le somiglianze e le differenze tra forme, materiali e culture.

Questa sensibilità emergeva anche negli ambienti domestici progettati dalla coppia. La Eames House, completata nel 1949 a Pacific Palisades nell’ambito del programma Case Study Houses, combinava componenti industriali prefabbricati con arredi, tessuti, opere d’arte e oggetti raccolti durante i viaggi.

L’edificio, ancora conservato e gestito dalla Eames Foundation, testimonia un rapporto tra architettura, vita quotidiana e paesaggio diverso dall’idea di uno spazio modernista rigidamente organizzato.

La distinzione tra le due istituzioni è significativa: la Eames Foundation si occupa della conservazione della casa storica, mentre l’Eames Institute of Infinite Curiosity sviluppa un programma culturale più ampio, comprendente archivi, collezioni, attività educative e il futuro museo di Novato.

Un museo pensato per esporre anche i processi creativi

La concezione del Museo degli Eames in California si basa sull’integrazione tra spazi espositivi e luoghi destinati alla produzione culturale.

Il programma architettonico prevede che gli atelier e i laboratori siano collegati visivamente alle gallerie. Una scelta che permetterà di rendere osservabili alcune attività di progettazione, sperimentazione e realizzazione degli oggetti.

La grande sala centrale, con le sue dimensioni industriali, potrà ospitare installazioni difficilmente collocabili negli ambienti di un museo tradizionale. Gli spazi più raccolti offriranno invece condizioni differenti per l’esposizione di materiali documentali, prototipi e opere di dimensioni ridotte.

La coesistenza di ambienti diversi risponde alla varietà dei linguaggi affrontati dagli Eames, dalla produzione seriale alla comunicazione audiovisiva.

Il programma annunciato dall’istituto comprende inoltre iniziative rivolte alla comunità, attività didattiche e collaborazioni con artisti e progettisti contemporanei. Non è stata ancora pubblicata una programmazione definitiva delle mostre che accompagneranno l’apertura.

Un aspetto rilevante riguarda il rapporto tra patrimonio storico e nuove acquisizioni. La collezione del museo non sarà circoscritta alle opere della coppia, ma comprenderà materiali appartenenti a discipline e periodi differenti.

La scelta può contribuire a evitare una presentazione esclusivamente celebrativa del design del Novecento. Il confronto tra oggetti storici e produzioni contemporanee consentirà di affrontare questioni come la durata dei manufatti, l’impiego delle risorse, l’evoluzione delle tecnologie produttive e il rapporto tra progettazione e utilizzo quotidiano.

Sono temi direttamente collegati alla ricerca degli Eames, che consideravano il processo progettuale inseparabile dalle condizioni materiali ed economiche nelle quali un oggetto sarebbe stato realizzato.

Il calendario dei lavori e le questioni ancora aperte

La presentazione dei rendering nell’ottobre 2026 rappresenta un avanzamento nella definizione architettonica del progetto, ma non coincide con l’apertura del cantiere.

L’Eames Institute ha acquisito il complesso nel 2025 e successivamente ha completato le fasi di progettazione concettuale, schematica e di sviluppo necessarie alla presentazione del masterplan alla città di Novato.

Il programma attuale prevede l’avvio della fase principale di costruzione nel 2028 e indica il 2030 come anno auspicato per l’apertura al pubblico. Le tempistiche dipenderanno dall’iter autorizzativo, dall’avanzamento dei lavori e dalla disponibilità delle risorse finanziarie.

Il complesso non è attualmente aperto ai visitatori. Le fotografie storiche documentano l’esistenza degli edifici, mentre i rendering di Herzog & de Meuron rappresentano le modifiche previste.

Rimane da definire pubblicamente anche il costo complessivo dell’operazione. L’istituto opera come organizzazione senza scopo di lucro e finanzia le proprie attività attraverso donazioni e contributi, ma non ha ancora comunicato un quadro economico definitivo del nuovo museo.

L’attenzione internazionale verso il progetto dipende anche dalla sua collocazione nella Bay Area, una regione che ha contribuito allo sviluppo del design, dell’architettura e della cultura tecnologica statunitense.

L’arrivo di un’istituzione di questa portata a Novato potrebbe ampliare l’offerta culturale della contea di Marin, tradizionalmente meno coinvolta nei grandi flussi museali rispetto a San Francisco.

L’effettiva capacità di attrarre visitatori, sviluppare attività continuative e mantenere accessibili gli spazi esterni potrà tuttavia essere valutata soltanto dopo l’apertura.

Nel frattempo, l’intervento propone una modalità di recupero del patrimonio modernista che conserva gli edifici industriali e ne modifica radicalmente l’utilizzo. La copertura in cemento del 1965, nata per proteggere merci e attività logistiche, diventerà l’elemento architettonico dominante di uno spazio destinato a opere d’arte, laboratori e programmi culturali.

È una trasformazione coerente con uno dei principi più riconoscibili del lavoro di Charles e Ray Eames: individuare nuove possibilità d’uso attraverso l’osservazione delle qualità già presenti nei materiali e negli oggetti.

Per il Museo degli Eames in California, la prova decisiva sarà tradurre questo metodo in un’esperienza pubblica concreta, capace di rendere accessibili la ricerca progettuale e le collezioni senza ridurre l’eredità dei due designer a una semplice successione di prodotti celebri.