La tragedia del piroscafo postale tra Ventotene e Ponza nel luglio 1943, un evento che ha segnato profondamente le comunità isolane.
È una storia di guerra, errori fatali e vite spezzate quella del piroscafo postale Santa Lucia, affondato nel Golfo di Gaeta la mattina del 24 luglio 1943, durante la fase finale della Seconda guerra mondiale. Ogni anno, lungo l’arcipelago delle Isole Ponziane, tra Ventotene e Ponza, si celebra la memoria di questo drammatico evento che ha segnato profondamente le comunità isolane e non solo.
La vicenda assume un valore particolare non solo per il numero delle vittime, ma anche per il modo in cui la guerra venne improvvisamente a bussare alle porte di vite apparentemente tranquille, in un tratto di mare che normalmente serviva collegamenti quotidiani tra le isole d’Ischia, Ponza, Ventotene, Santo Stefano e la terraferma.
Una mattina di luglio che cambiò tutto
Era il 24 luglio 1943 quando il piroscafo Santa Lucia, impegnato nella sua consueta rotta tra Ponza e Ventotene, fu sorpreso all’alba da un attacco aereo. Poco prima l’unità aveva affrontato una precedente incursione da parte di velivoli nemici, ma senza subire danni gravi. Tuttavia, il giorno successivo la tragedia si consumò.
Il Santa Lucia era un piroscafo postale che faceva la spola tra le isole e il continente, trasportando passeggeri civili — molti dei quali abitanti delle isole stesse — equipaggio e personale militare. Le cifre precise degli imbarcati restano incerte, con stime che oscillano tra 65 e oltre 100 persone, tra civili e militari.
Intorno alle 10.08 del mattino, mentre la nave si trovava a poche miglia da Ventotene e stava per concludere il viaggio verso Gaeta, venne attaccata da quattro aerosiluranti britannici Bristol Beaufighter decollati da Tunisi. Il colpo fu devastante: uno dei siluri raggiunse la nave spezzando la sala macchine e provocando l’esplosione della caldaia. In pochi istanti lo scafo fu compromesso e, in meno di 30 secondi, il piroscafo affondò nelle acque del Tirreno.
Attimi di panico e pochi superstiti
Il capitano, Cosimo Simeone, tentò di condurre la nave verso la vicina spiaggia di Parata Grande per evitare la tragedia. Ma la potenza dell’attacco e il repentino affondamento non lasciarono scampo alla maggior parte di coloro che si trovavano a bordo. Ai civili fu ordinato di ripararsi sottocoperta nel salone di terza classe, con conseguenze tragiche: la maggior parte dei passeggeri non riuscì a mettersi in salvo in tempo.
Solo cinque persone furono tratte in salvo dopo oltre quattro ore di ricerche in mare. Tra i sopravvissuti ci furono membri dell’equipaggio e alcuni passeggeri che erano riusciti a gettarsi in acqua tempestivamente. Il comandante Simeone stesso sopravvisse all’affondamento ma morì poco dopo, il 26 luglio, in seguito alle ferite riportate nell’impatto.
Il numero complessivo di vittime non è certo ma l’Associazione Famiglie Vittime Affondamento Piroscafo Santa Lucia adotta stime prudenti che parlano di circa 60 morti, lasciando emergere il profondo impatto del dramma sulle famiglie e sulle comunità isolane.
Una ferita aperta e un relitto che parla
La tragedia lasciò segni profondi non solo nelle vite dei sopravvissuti e dei familiari, ma anche nella quotidianità delle isole. Ponza restò isolata per giorni, con difficoltà negli approvvigionamenti di viveri e beni essenziali.
Il relitto del Santa Lucia giace ancora oggi nelle profondità di quelle acque, individuato tra il 1958 e il 1959 a circa 49 metri di profondità, a circa due miglia a nordovest di Punta Eolo nei pressi di Ventotene. Il relitto si compone di tronconi separati, con la prua capovolta sul fondale e il resto dell’unità fortemente inclinato su un lato, circondato da detriti e rottami dell’attacco.
Nonostante in passato siano stati avanzati progetti per il recupero, la popolazione locale si è sempre opposta, sostenendo che il relitto sia un cimitero marino da rispettare, un luogo di memoria dove i corpi di molti non sono mai stati recuperati.
Commemorazioni e memoria collettiva
La memoria di quell’affondamento viene celebrata ogni anno grazie all’impegno delle associazioni e delle comunità locali. Le cerimonie si tengono tra Ponza e Ventotene e coinvolgono non solo familiari e associazioni, ma anche rappresentanti istituzionali come l’Ammiraglio della Guardia Costiera e comandanti della Capitaneria di Porto.
Nel corso degli anni sono stati eretti monumenti commemorativi sia a Ventotene che a Ponza, con targhe, sale dedicate e annulli postali, per ricordare le vittime e mantenere viva la memoria storica di una tragedia che, pur avvenuta durante un conflitto mondiale, toccò profondamente le vite di uomini, donne e giovani isolani che semplicemente stavano compiendo un viaggio di servizio o di ritorno a casa.
