L’Unione europea e il Canada hanno deciso di mettere in comune competenze scientifiche, dati ambientali e capacità di calcolo per migliorare la valutazione dei rischi legati al cambiamento climatico. L’intesa è stata formalizzata il 30 ottobre 2026 a Montréal, durante il vertice UE-Canada, attraverso un accordo amministrativo sottoscritto dalla Commissione europea e da Environment and Climate Change Canada (ECCC), il dipartimento federale canadese responsabile delle politiche ambientali e climatiche.
Al centro della collaborazione c’è Destination Earth (DestinE), il programma europeo per realizzare un gemello digitale della Terra, capace di riprodurre attraverso modelli matematici il comportamento di alcuni dei principali sistemi naturali del pianeta. L’obiettivo è sviluppare strumenti di simulazione più dettagliati, utilizzabili per studiare l’evoluzione del clima, valutare gli effetti degli eventi meteorologici estremi e sostenere le decisioni delle autorità pubbliche.
L’accordo individua tre ambiti prioritari: la previsione del comportamento degli incendi boschivi, lo studio dei cambiamenti climatici nell’Artico e l’analisi dei rischi ambientali nelle regioni particolarmente vulnerabili, comprese alcune aree dei Caraibi.
La cooperazione si inserisce nel partenariato digitale tra Europa e Canada avviato nel dicembre 2025 e punta a integrare le rispettive infrastrutture scientifiche, senza duplicare programmi di ricerca già esistenti.
Come funziona il gemello digitale della Terra
Un gemello digitale è una rappresentazione informatica di un sistema fisico, alimentata da dati e modelli che ne descrivono il funzionamento. Nell’industria questa tecnologia viene già utilizzata per analizzare macchinari, impianti e processi produttivi. Riprodurre il comportamento del pianeta, tuttavia, presenta difficoltà di tutt’altra dimensione.
Atmosfera, oceani, ghiacci, suolo e vegetazione sono collegati da processi fisici che si influenzano reciprocamente. Una variazione della temperatura dell’acqua può modificare gli scambi di calore con l’atmosfera; la diminuzione della copertura nevosa cambia la quantità di energia solare assorbita dalla superficie; la siccità altera le condizioni della vegetazione e può favorire lo sviluppo degli incendi.
Il gemello digitale della Terra cerca di rappresentare queste interazioni mediante simulazioni numeriche alimentate da osservazioni satellitari, misurazioni meteorologiche, rilevazioni oceanografiche e altre informazioni ambientali.
Non esiste, quindi, una copia virtuale perfetta del pianeta, aggiornata istante per istante in ogni suo dettaglio. Destination Earth è un sistema composto da modelli specializzati, infrastrutture informatiche e strumenti di elaborazione che permettono di studiare fenomeni differenti, mantenendo una rappresentazione coerente delle loro relazioni.
La capacità di calcolo è determinante. Per descrivere un fenomeno atmosferico, i modelli suddividono idealmente il territorio e l’atmosfera in un gran numero di celle tridimensionali. All’aumentare della risoluzione, cresce la possibilità di rappresentare caratteristiche locali, ma aumenta anche la quantità di operazioni matematiche necessarie.
È qui che entrano in gioco i supercomputer, indispensabili per elaborare grandi quantità di dati e realizzare simulazioni che richiederebbero tempi incompatibili con le esigenze operative utilizzando sistemi informatici ordinari.
Il progetto europeo e il contributo dell’intelligenza artificiale
Destination Earth ha avviato la propria fase di attuazione nel gennaio 2022. Il 10 giugno 2024 è stata presentata la prima generazione dell’infrastruttura, mentre nel giugno 2026 il programma è entrato nella terza fase di sviluppo, prevista fino al giugno 2028.
La realizzazione coinvolge tre organizzazioni scientifiche europee con responsabilità distinte.
Il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) sviluppa i modelli e l’infrastruttura informatica necessaria alla loro esecuzione. L’Agenzia spaziale europea (ESA) gestisce la piattaforma attraverso la quale gli utenti possono accedere ai servizi. EUMETSAT, l’organizzazione europea per l’utilizzo dei satelliti meteorologici, è responsabile del sistema di gestione e accesso ai dati denominato Data Lake.
Le prime due componenti principali riguardano gli eventi meteorologici estremi e l’adattamento ai cambiamenti climatici.
La prima permette di elaborare simulazioni dettagliate di fenomeni come precipitazioni intense e altri eventi atmosferici potenzialmente pericolosi, anche attraverso modelli regionali attivabili per esigenze specifiche. La seconda è dedicata all’analisi dell’evoluzione climatica su periodi più lunghi e alla valutazione di scenari alternativi.
L’intelligenza artificiale contribuisce a migliorare queste capacità. Gli algoritmi di apprendimento automatico possono individuare relazioni complesse nei dati, accelerare alcune elaborazioni e affiancare i modelli fisici tradizionali.
Il contributo dell’IA, però, non elimina la necessità di conoscere i processi naturali. Le simulazioni climatiche devono continuare a rispettare le leggi fisiche e a essere confrontate con osservazioni indipendenti.
L’affidabilità del risultato dipende dalla qualità dei dati, dalla rappresentazione dei fenomeni e dalla verifica scientifica dei modelli, indipendentemente dalla potenza degli strumenti informatici utilizzati.
Incendi boschivi, l’obiettivo è migliorare la valutazione del pericolo
La prevenzione degli incendi è una delle applicazioni più concrete previste dalla collaborazione tra Europa e Canada.
Le condizioni che favoriscono un incendio dipendono da numerose variabili: temperatura, precipitazioni, umidità dell’aria, stato della vegetazione, vento e disponibilità di materiale combustibile. Una volta sviluppate le fiamme, la situazione può cambiare rapidamente, soprattutto quando il vento aumenta o modifica direzione.
I modelli tradizionali permettono già di valutare il pericolo meteorologico e di simulare alcuni aspetti della propagazione del fuoco. L’integrazione con il gemello digitale della Terra potrebbe rendere più dettagliata l’analisi delle interazioni tra incendio, atmosfera e territorio.
L’accordo del 30 ottobre prevede infatti di sviluppare algoritmi di intelligenza artificiale per studiare le condizioni di innesco, le modalità di propagazione e gli effetti reciproci tra gli incendi e i processi atmosferici.
Un incendio di grandi dimensioni può modificare localmente la circolazione dell’aria e generare fenomeni convettivi complessi. La capacità di descrivere queste interazioni è particolarmente importante nelle situazioni in cui le condizioni meteorologiche contribuiscono ad accelerare l’avanzamento delle fiamme.
Sul piano operativo, simulazioni più precise potrebbero aiutare le strutture di protezione civile a individuare territori esposti, valutare possibili scenari di propagazione e pianificare le risorse necessarie.
Occorre tuttavia distinguere due attività differenti. Valutare il rischio di incendio non equivale a prevedere con certezza dove e quando si svilupperà una fiamma. Molti incendi dipendono da cause umane, accidentali o dolose, che un modello climatico non può conoscere in anticipo.
Anche durante un’emergenza, le simulazioni devono essere aggiornate con le informazioni raccolte sul territorio. Le decisioni sulle evacuazioni e sull’impiego delle squadre di intervento richiedono osservazioni dirette, valutazioni operative e conoscenza delle condizioni locali.
La collaborazione scientifica può migliorare gli strumenti a disposizione delle autorità, ma non sostituisce le attività di prevenzione forestale, sorveglianza e gestione delle emergenze.
L’Artico come laboratorio dei cambiamenti climatici
Il secondo settore individuato dall’accordo riguarda l’Artico, una regione particolarmente importante per gli equilibri climatici dell’emisfero settentrionale.
Europa e Canada intendono rafforzare le simulazioni relative alla diminuzione del ghiaccio marino, allo scongelamento del permafrost e ai cambiamenti della circolazione atmosferica polare.
Il permafrost è terreno che rimane a temperature pari o inferiori a zero gradi per almeno due anni consecutivi. Il suo scongelamento può compromettere la stabilità delle infrastrutture costruite sul suolo, modificare gli ecosistemi e favorire il rilascio di gas serra dalla materia organica precedentemente congelata.
La riduzione del ghiaccio marino modifica invece gli scambi energetici tra oceano e atmosfera. Quando una superficie ghiacciata lascia spazio all’acqua, cambia la quantità di radiazione solare riflessa e assorbita, con conseguenze sul bilancio energetico regionale.
L’accordo comprende anche lo studio dei vortici polari e delle modificazioni della stratosfera, fenomeni che possono influenzare la circolazione atmosferica.
Comprendere queste relazioni richiede osservazioni su periodi lunghi e modelli capaci di collegare processi che avvengono a scale spaziali differenti.
Il gemello digitale della Terra offre un ambiente nel quale integrare queste informazioni e confrontare scenari climatici alternativi. Per le comunità artiche, le applicazioni possono riguardare la pianificazione delle infrastrutture, la gestione dei rischi ambientali e l’adattamento dei servizi essenziali alle trasformazioni del territorio.
Resta necessario distinguere i collegamenti climatici documentati dalle relazioni ancora oggetto di ricerca. Non tutte le anomalie meteorologiche osservate alle medie latitudini possono essere attribuite direttamente ai cambiamenti dell’Artico.
Dalle simulazioni climatiche alle decisioni sul territorio
L’utilità di Destination Earth dipende anche dalla possibilità di trasformare risultati scientifici complessi in informazioni utilizzabili da amministrazioni, tecnici e responsabili della pianificazione.
Un conto è conoscere l’evoluzione prevista della temperatura media su scala continentale. Diverso è valutare come una determinata combinazione di temperature, precipitazioni ed eventi estremi possa incidere su un territorio, sulle sue infrastrutture e sulle attività economiche.
Il gemello digitale della Terra è stato progettato anche per ridurre questa distanza tra ricerca scientifica e applicazioni operative.
Il modello dedicato all’adattamento climatico consente, tra le altre cose, di elaborare simulazioni pluridecennali e di ricostruire eventi meteorologici estremi in condizioni climatiche differenti.
Si può, ad esempio, studiare come un’ondata di calore già osservata potrebbe manifestarsi in un clima mediamente più caldo di due gradi. L’esercizio non serve a stabilire che lo stesso episodio si ripeterà in una data precisa, ma a comprendere come potrebbero cambiare intensità, durata e distribuzione geografica del fenomeno.
Informazioni di questo tipo possono sostenere le valutazioni relative alla disponibilità idrica, alla sicurezza delle infrastrutture, alla produzione energetica e alla pianificazione urbana.
La collaborazione con il Canada estende inoltre l’attenzione alle regioni vulnerabili dei Caraibi. In questi territori, la capacità di analizzare fenomeni meteorologici estremi e rischi climatici è rilevante per la gestione delle coste, delle infrastrutture e dei sistemi di protezione civile.
Per ottenere risultati utili occorre però integrare le simulazioni climatiche con dati territoriali aggiornati. La vulnerabilità di una comunità dipende anche dalla distribuzione della popolazione, dalle caratteristiche degli edifici, dalle reti di trasporto e dalla capacità delle strutture pubbliche di affrontare un’emergenza.
Un modello meteorologico molto dettagliato, da solo, non è sufficiente a descrivere tutte queste condizioni.
La cooperazione scientifica passa anche dai supercomputer
L’accordo su Destination Earth arriva insieme a un ulteriore sviluppo delle relazioni tecnologiche tra Bruxelles e Ottawa.
Durante il vertice del 30 ottobre 2026, il Canada è entrato a far parte dell’European High Performance Computing Joint Undertaking, l’iniziativa europea conosciuta come EuroHPC, in qualità di Stato partecipante.
L’adesione rafforza i collegamenti tra gli ecosistemi europei e canadesi dedicati al supercalcolo, all’intelligenza artificiale e alle tecnologie quantistiche.
Il rapporto con Destination Earth è evidente sul piano tecnico. Le simulazioni climatiche ad alta risoluzione richiedono infrastrutture estremamente potenti, sistemi avanzati di gestione dei dati e competenze specialistiche difficilmente concentrabili in una sola organizzazione.
La condivisione delle conoscenze scientifiche può contribuire allo sviluppo di modelli più accurati e alla verifica dei risultati su territori caratterizzati da condizioni ambientali differenti.
Non significa che le infrastrutture informatiche europee e canadesi diventino automaticamente un unico sistema, né che tutti i dati siano liberamente trasferibili. Le modalità operative dipendono dagli accordi tecnici, dalle regole di accesso e dalle caratteristiche delle piattaforme coinvolte.
L’intesa amministrativa rappresenta quindi un quadro di cooperazione per sviluppare attività comuni, non l’annuncio di una tecnologia già completa in tutte le sue applicazioni.
Modelli più dettagliati, ma l’incertezza scientifica rimane
Uno dei principali interrogativi riguarda il grado di precisione che questi strumenti potranno raggiungere.
La maggiore risoluzione permette di rappresentare meglio alcuni processi fisici, ma non rende automaticamente infallibili le previsioni. Esistono incertezze nelle osservazioni, nelle condizioni iniziali, nelle formulazioni matematiche e nelle ipotesi utilizzate per descrivere l’evoluzione futura delle attività umane.
Le previsioni meteorologiche a breve termine e le proiezioni climatiche pluridecennali rispondono inoltre a domande differenti.
Le prime cercano di descrivere l’evoluzione probabile dell’atmosfera nei giorni successivi. Le seconde esaminano come potrebbero cambiare le condizioni climatiche nel corso dei decenni, sulla base di specifici scenari.
Per questo motivo, i risultati del gemello digitale della Terra devono essere interpretati considerando sia la scala temporale sia il tipo di fenomeno studiato.
Un modello può risultare particolarmente efficace nel descrivere l’evoluzione delle temperature e presentare maggiori difficoltà nella rappresentazione di fenomeni locali, come temporali intensi o precipitazioni condizionate dalla conformazione del territorio.
Anche l’intelligenza artificiale richiede controlli rigorosi. Gli algoritmi addestrati su dati storici possono incontrare difficoltà quando vengono applicati a condizioni climatiche molto diverse da quelle già osservate.
La validazione scientifica e il confronto tra modelli differenti rimangono quindi attività indispensabili.
L’obiettivo della cooperazione tra Unione europea e Canada è migliorare la qualità delle informazioni disponibili per prendere decisioni in presenza di rischi complessi, mantenendo espliciti i limiti delle simulazioni.
La terza fase di Destination Earth, avviata nel 2026, proseguirà fino al giugno 2028 con lo sviluppo e l’evoluzione dei gemelli digitali dedicati agli eventi estremi e all’adattamento climatico. Il nuovo accordo con il Canada amplia il lavoro scientifico su incendi, Artico e regioni vulnerabili, settori nei quali la possibilità di confrontare scenari diversi può incidere concretamente sulle strategie di prevenzione e sulla pianificazione degli interventi pubblici.
