Intelligenza artificiale e disabilità: a Copenaghen il confronto europeo sulle tecnologie accessibili

Il 2 novembre 2026, a Copenaghen, rappresentanti delle persone con disabilità, istituzioni pubbliche, ricercatori e imprese tecnologiche si sono confrontati su una questione destinata a pesare sempre di più sulle politiche digitali europee: come garantire che i sistemi di intelligenza artificiale possano essere utilizzati da tutti, senza creare nuove forme di discriminazione.

Il Nordic Disability Tech Summit 2026, organizzato presso il centro congressi D15 con il coinvolgimento di AccessibleEU, ha riunito interlocutori provenienti dai Paesi nordici e baltici. L’incontro, intitolato A Nordic Pathway to Inclusive, Fair and Accessible AI, ha affrontato il rapporto tra innovazione tecnologica, autonomia personale e tutela dei diritti.

Al centro dei lavori, la necessità di sviluppare un’intelligenza artificiale accessibile alle persone con disabilità, capace di rispondere a esigenze differenti e di funzionare anche quando modalità di comunicazione, capacità motorie o condizioni sensoriali non corrispondono a quelle considerate abituali dai progettisti.

La questione riguarda già servizi pubblici, istruzione, lavoro e strumenti utilizzati quotidianamente. L’introduzione di sistemi automatizzati può semplificare numerose attività, ma rischia di produrre ostacoli difficili da individuare se le tecnologie vengono progettate senza il coinvolgimento delle persone che dovranno utilizzarle.

Il summit di Copenaghen e la cooperazione tra Paesi nordici e baltici

L’appuntamento danese è stato promosso da Disability Tech Denmark, con Danish Entrepreneurs e AccessibleEU, nell’ambito di un progetto sostenuto dal Consiglio nordico dei ministri.

La giornata ha previsto interventi specialistici, sessioni di confronto, laboratori e un dialogo politico conclusivo. La partecipazione era gratuita, con possibilità di seguire l’evento anche a distanza. Per favorire l’accessibilità erano previsti sottotitoli in tempo reale e interpretariato nella lingua dei segni danese.

Il programma ha coinvolto esperti di accessibilità digitale, ricercatori, rappresentanti delle organizzazioni delle persone con disabilità e responsabili istituzionali.

Tra gli interventi annunciati figuravano quelli di David Lega, ex parlamentare europeo e atleta paralimpico, e di Nitin Sawhney, ricercatore impegnato sui temi della progettazione tecnologica responsabile. Tobias Nyhuus Jensen, esperto nazionale danese di AccessibleEU, era chiamato ad approfondire il rapporto tra intelligenza artificiale e partecipazione.

Una sessione era dedicata alle conseguenze dei sistemi statistici sulle persone che presentano caratteristiche poco rappresentate nei dati utilizzati per sviluppare gli algoritmi. Il contributo, affidato a Charlotte Ovesson di Inclusive Insights, affrontava una domanda precisa: cosa accade quando un sistema automatizzato stabilisce chi possiede i requisiti necessari per accedere a un’opportunità o ricevere un servizio?

Il summit rappresentava inoltre la fase conclusiva del progetto A Nordic Pathway to Inclusive, Fair and Accessible AI, sviluppato attraverso cinque workshop, interviste e attività di ricerca.

L’obiettivo dichiarato era raccogliere esperienze e indicazioni provenienti dai diversi Paesi, elaborando raccomandazioni utili alle amministrazioni pubbliche e agli operatori tecnologici.

Progettare l’intelligenza artificiale insieme alle persone con disabilità

Uno dei punti centrali del confronto riguarda il ruolo degli utenti nello sviluppo delle tecnologie.

Un sistema può rispettare determinati requisiti tecnici di accessibilità e risultare comunque difficile da utilizzare. Accade, per esempio, quando un’interfaccia richiede movimenti precisi, quando le informazioni vengono comunicate esclusivamente attraverso elementi visivi oppure quando un procedimento digitale impone tempi di risposta incompatibili con alcune esigenze individuali.

Il problema emerge soprattutto quando le verifiche vengono effettuate alla fine dello sviluppo. Correggere un servizio già realizzato può essere complesso, mentre individuare gli ostacoli durante la progettazione permette di intervenire sulle caratteristiche fondamentali del prodotto.

L’intelligenza artificiale accessibile alle persone con disabilità richiede quindi un metodo di lavoro che consideri esperienze e necessità differenti fin dalle prime fasi.

Questo principio è sostenuto anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che prevede la consultazione e il coinvolgimento delle persone interessate, attraverso le organizzazioni rappresentative, nelle decisioni che le riguardano.

La partecipazione, tuttavia, deve avere conseguenze effettive sulle scelte progettuali.

Coinvolgere un gruppo di utenti soltanto per verificare un prodotto ormai concluso offre possibilità limitate di modifica. Diverso è consentire alle persone con disabilità di contribuire alla definizione delle funzioni, individuare le barriere e valutare le soluzioni durante lo sviluppo.

Le esigenze, inoltre, non sono uniformi. Una tecnologia pensata per agevolare una persona con disabilità visiva potrebbe non rispondere alle necessità di chi presenta difficoltà cognitive o motorie. Anche all’interno della stessa categoria di disabilità possono esistere preferenze e modalità d’uso molto diverse.

Per questo il concetto di progettazione universale, richiamato dalla cooperazione nordica, assume un significato concreto: realizzare prodotti e servizi utilizzabili dal maggior numero possibile di persone, limitando la necessità di adattamenti successivi.

Servizi pubblici e decisioni automatizzate: dove possono nascere le discriminazioni

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei servizi pubblici introduce una questione particolarmente delicata.

Un’amministrazione può ricorrere a strumenti automatizzati per organizzare informazioni, assistere i cittadini durante una procedura oppure supportare la valutazione di determinate richieste. In questi casi, accessibilità e correttezza delle decisioni diventano aspetti strettamente collegati.

Si consideri, a titolo esemplificativo, una procedura digitale attraverso la quale vengono richieste prestazioni sociali. Se l’interfaccia non è compatibile con le tecnologie assistive, alcune persone potrebbero incontrare difficoltà già nella presentazione della domanda.

Esiste poi un secondo problema. Quando un algoritmo contribuisce alla valutazione dei requisiti, eventuali errori nei dati o nei criteri di classificazione possono incidere sul risultato.

Il rischio aumenta se il sistema è stato addestrato utilizzando informazioni che rappresentano in modo insufficiente determinate condizioni personali.

Un modello statistico, infatti, apprende regolarità dai dati disponibili. Le situazioni meno frequenti possono essere interpretate in maniera inaccurata, soprattutto quando le caratteristiche individuali non sono state considerate adeguatamente durante lo sviluppo e la verifica.

È uno dei motivi per cui l’intelligenza artificiale accessibile alle persone con disabilità deve essere valutata anche sotto il profilo della non discriminazione.

Non basta permettere a un cittadino di utilizzare materialmente un servizio. Occorre verificare che il funzionamento del sistema non produca trattamenti ingiustificatamente differenti.

Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, noto come AI Act, affronta questi rischi attraverso una classificazione dei sistemi basata sulle finalità e sul livello di rischio.

Tra gli impieghi considerati ad alto rischio figurano determinate applicazioni che incidono sull’accesso a prestazioni e servizi pubblici essenziali, sull’istruzione e sull’occupazione.

Per questi sistemi il quadro normativo prevede requisiti specifici, tra cui gestione dei rischi, qualità dei dati, documentazione, trasparenza e supervisione umana, secondo le disposizioni e le scadenze applicabili.

La presenza di un operatore umano deve comunque essere effettiva. Una verifica puramente formale, nella quale il responsabile si limita ad accettare automaticamente il risultato dell’algoritmo, non offre le stesse garanzie di un controllo capace di riconoscere e correggere gli errori.

Autonomia personale, tecnologie assistive e protezione dei dati

L’intelligenza artificiale può offrire opportunità importanti alle persone che utilizzano strumenti di assistenza.

Il riconoscimento vocale, la trascrizione automatica, la descrizione delle immagini e alcune tecnologie per la comunicazione aumentativa rappresentano ambiti nei quali l’elaborazione intelligente delle informazioni può contribuire a rendere più accessibili attività quotidiane.

Si tratta di applicazioni già presenti nel settore tecnologico, non di risultati attribuibili al summit di Copenaghen.

L’Organizzazione mondiale della sanità include tra le tecnologie assistive anche soluzioni digitali come software di riconoscimento vocale e sistemi di sottotitolazione. La loro efficacia dipende dalle caratteristiche delle persone, dall’ambiente in cui vengono utilizzate e dalla disponibilità di servizi adeguati.

Il programma del Nordic Disability Tech Summit prevedeva anche un’area espositiva dedicata alle tecnologie per l’accessibilità e la partecipazione. Tra gli operatori indicati dagli organizzatori figuravano Tobii Dynavox, StutterTech, Meta e Siteimprove, oltre a progetti legati alla stampa tridimensionale accessibile.

La presentazione di strumenti e soluzioni costituisce però un’attività distinta dalla definizione di politiche pubbliche o dalla validazione scientifica delle tecnologie.

Resta inoltre aperta la questione della riservatezza.

Alcuni sistemi assistivi possono elaborare informazioni personali particolarmente delicate. Strumenti che interpretano conversazioni, immagini o comportamenti possono trattare dati relativi alla salute, alle abitudini e all’ambiente domestico.

Il vantaggio in termini di autonomia deve quindi essere accompagnato da garanzie sulla raccolta, sulla conservazione e sull’utilizzo delle informazioni.

Un passaggio previsto dal summit, dedicato proprio al rapporto tra indipendenza e tecnologie intelligenti, affrontava il problema della libertà di scelta: una persona non dovrebbe essere costretta a rinunciare a una parte sproporzionata della propria riservatezza per accedere a strumenti che facilitano la vita quotidiana.

Anche il costo delle soluzioni incide sull’accessibilità effettiva. Una tecnologia tecnicamente utilizzabile, ma economicamente fuori dalla portata di molti potenziali beneficiari, rischia di ampliare le differenze esistenti.

Le indicazioni della dichiarazione nordico-baltica sull’intelligenza artificiale

Il confronto di Copenaghen si inserisce in un percorso politico avviato prima dell’evento.

Il 28 maggio 2025, i ministri nordici competenti per le politiche sociali e i rappresentanti nordici e baltici responsabili della digitalizzazione avevano adottato una dichiarazione comune sulla partecipazione delle persone con disabilità allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Il documento individua alcuni impegni precisi.

Il primo riguarda l’applicazione della progettazione universale, affinché le tecnologie siano concepite per rispondere a necessità differenti.

Un secondo impegno riguarda la prevenzione delle discriminazioni, comprese quelle derivanti dalla combinazione di più condizioni personali o sociali.

La dichiarazione richiama inoltre la protezione dei dati, la valutazione degli effetti sui diritti fondamentali e il sostegno alle competenze digitali.

Particolare attenzione viene riservata ai bambini e ai giovani con disabilità, per i quali gli ambienti digitali possono presentare rischi specifici.

Il documento considera anche la disponibilità economica delle tecnologie. Promuovere prezzi ragionevoli e condizioni di accesso adeguate è indicato come uno degli elementi necessari affinché l’innovazione raggiunga una platea più ampia.

Su queste basi, il progetto nordico-baltico ha sviluppato un lavoro preparatorio destinato a essere discusso durante il summit.

L’intelligenza artificiale accessibile alle persone con disabilità viene così affrontata come questione di politica pubblica, e non esclusivamente come problema tecnico affidato ai produttori di software.

AccessibleEU e il quadro europeo dell’accessibilità digitale

Il coinvolgimento di AccessibleEU collega il summit alle iniziative dell’Unione europea per migliorare l’accessibilità di prodotti, servizi e ambienti.

AccessibleEU è il centro europeo di risorse sull’accessibilità, istituito nell’ambito della strategia europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030. Il suo lavoro comprende attività formative, scambio di conoscenze e diffusione di competenze tra amministrazioni, professionisti e organizzazioni.

L’Europa dispone già di strumenti normativi che riguardano l’accessibilità digitale.

La direttiva sull’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili del settore pubblico stabilisce obblighi specifici per i servizi digitali delle amministrazioni.

L’European Accessibility Act, le cui principali disposizioni nazionali di attuazione hanno trovato applicazione dal 28 giugno 2025, introduce requisiti per determinate categorie di prodotti e servizi, tra cui terminali di pagamento, servizi bancari per consumatori, commercio elettronico e alcuni servizi di trasporto.

Queste disposizioni non rendono automaticamente accessibile ogni sistema di intelligenza artificiale. I loro ambiti di applicazione sono definiti e devono essere distinti dalle regole dell’AI Act.

La crescente integrazione di algoritmi e interfacce conversazionali nei servizi digitali rende però necessario coordinare accessibilità, protezione dei dati e valutazione dei rischi.

Per sviluppare un’intelligenza artificiale accessibile alle persone con disabilità, le organizzazioni devono quindi considerare sia la possibilità concreta di utilizzare un’interfaccia sia le conseguenze delle decisioni prodotte o supportate dal sistema.

Dal confronto politico alle raccomandazioni operative

La fase conclusiva del Nordic Disability Tech Summit prevedeva un confronto tra rappresentanti istituzionali dei Paesi nordici, con particolare attenzione al passaggio dagli impegni politici alle iniziative concrete.

La ministra danese per gli Affari sociali e la cooperazione nordica, Monika Rubin, ha richiamato durante l’apertura dell’evento la necessità di applicare anche al digitale i principi della progettazione universale e di coinvolgere direttamente le persone con disabilità.

Secondo una comunicazione pubblicata dal Ministero danese competente, all’incontro hanno partecipato circa 200 persone in presenza. Un successivo resoconto diffuso da Rasmus Provstgaard Duus, coinvolto nel percorso progettuale, riferisce di oltre 300 partecipanti complessivi, considerando anche i collegamenti online, provenienti da 35 Paesi.

Lo stesso resoconto indica che le raccomandazioni sono state discusse e ulteriormente approfondite durante la giornata, con l’intenzione di modificarle sulla base dei contributi raccolti prima della loro trasmissione ai ministri.

Si tratta di un risultato documentato del confronto, ma distinto dall’adozione formale di nuove politiche.

Non risultano infatti documentati, nelle fonti consultate, nuovi obblighi normativi, finanziamenti approvati o programmi tecnologici istituiti direttamente come conseguenza del summit del 2 novembre.

Il contributo dell’incontro va individuato soprattutto nel lavoro di elaborazione condivisa: raccogliere esperienze provenienti da settori differenti, confrontare le criticità e trasformare le indicazioni dei partecipanti in proposte utilizzabili dalle istituzioni.

La successiva verifica riguarderà il contenuto definitivo delle raccomandazioni e la loro eventuale applicazione nei singoli Paesi.

È su questo terreno che si misurerà la capacità della cooperazione nordico-baltica di incidere concretamente sullo sviluppo di un’intelligenza artificiale accessibile alle persone con disabilità: dalla partecipazione alla progettazione fino alle procedure con cui amministrazioni e imprese valuteranno l’accessibilità e i rischi dei sistemi utilizzati.