La Commissione europea ha presentato il 17 settembre 2026 una proposta legislativa destinata a cambiare le condizioni di accesso dei minorenni ai social network. Il provvedimento, denominato EU KIDS Act, prevede il divieto di utilizzare i social per i bambini sotto i 13 anni, introduce account con funzionalità limitate e supervisione dei genitori per i ragazzi di 13 e 14 anni e fissa a 15 anni l’età minima per aprire autonomamente un profilo.
Le nuove soglie non sono ancora obbligatorie. Al 6 novembre 2026 il testo si trova nell’iter legislativo europeo e dovrà essere esaminato dal Parlamento e dal Consiglio dell’Unione europea prima di un’eventuale approvazione definitiva.
La proposta interviene su una questione che le norme attuali affrontano soltanto in parte: la possibilità per un minorenne di accedere a piattaforme progettate per trattenere l’attenzione, raccogliere informazioni sulle abitudini degli utenti e suggerire continuamente nuovi contenuti.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sicurezza dei minori sui social, introducendo criteri comuni nei Paesi membri e attribuendo alle piattaforme responsabilità più precise sulla protezione dei giovani utenti.
Come cambierebbe l’accesso ai social in base all’età
La principale novità dell’EU KIDS Act riguarda la distinzione tra accesso ai servizi digitali e possibilità di possedere un account personale indipendente.
Secondo la proposta, i bambini con meno di 13 anni non potrebbero avere un profilo sui social network. Il divieto non comporterebbe tuttavia l’esclusione da qualsiasi servizio online. Resterebbe possibile utilizzare, sotto la supervisione di un genitore o tutore, alcune piattaforme video progettate specificamente per l’infanzia.
Questi servizi dovrebbero offrire contenuti adatti all’età, attraverso l’account dell’adulto responsabile. Sarebbero disattivati i sistemi di raccomandazione personalizzata e le funzioni di ricerca non compatibili con un ambiente controllato. Il tempo di utilizzo previsto non potrebbe superare un’ora al giorno.
Per i ragazzi che hanno compiuto 13 anni ma non ancora 15, la Commissione propone invece una soluzione intermedia. I genitori o i tutori potrebbero attivare un mini account, con funzionalità ridotte e strumenti permanenti di controllo.
L’accesso ai contenuti e alle interazioni sociali sarebbe limitato. I contatti dovrebbero essere approvati dagli adulti responsabili e anche in questa fascia d’età il tempo massimo di utilizzo previsto sarebbe di un’ora quotidiana.
Dal compimento dei 15 anni diventerebbe possibile aprire un account autonomo, senza dover ottenere preventivamente l’autorizzazione dei genitori. L’indipendenza nella gestione del profilo non eliminerebbe però gli obblighi di protezione previsti per tutti gli utenti minorenni.
Le disposizioni sulle soglie d’età riguarderebbero principalmente i servizi di social networking e le piattaforme di condivisione video con caratteristiche considerate rischiose per i giovani utenti. Il provvedimento comprende anche ulteriori prescrizioni per videogiochi online, negozi di applicazioni e sistemi di intelligenza artificiale accessibili ai minori.
La differenza tra le soglie di 13 e 15 anni è quindi sostanziale: 13 anni rappresenterebbero il limite minimo per una partecipazione supervisionata, mentre 15 anni diventerebbero la soglia per la gestione indipendente dell’account.
Perché Bruxelles vuole modificare le regole attuali
La sicurezza dei minori sui social è già disciplinata da norme europee, ma manca una soglia d’età uniforme che regoli l’apertura autonoma dei profili sulle piattaforme interessate.
Molti servizi utilizzano attualmente i 13 anni come requisito minimo contrattuale per registrarsi. Questo limite deriva spesso dalle condizioni stabilite dagli operatori e non costituisce, di per sé, un’autorizzazione valida in ogni circostanza e in tutti gli Stati membri.
La verifica viene inoltre frequentemente affidata all’inserimento della data di nascita durante la registrazione. Un sistema che non offre garanzie sufficienti quando l’utente dichiara un’età diversa da quella effettiva.
Nel documento che accompagna l’EU KIDS Act, la Commissione individua proprio nell’assenza di controlli omogenei e nella frammentazione delle disposizioni nazionali due problemi da affrontare.
La proposta punta a sostituire la molteplicità delle discipline con un quadro comune, evitando che una stessa piattaforma debba applicare criteri profondamente differenti nei vari mercati europei.
La questione riguarda anche la progettazione dei servizi. Un social network può rispettare formalmente una soglia anagrafica e mantenere comunque caratteristiche capaci di esporre gli adolescenti a contatti indesiderati, contenuti inappropriati o modalità di utilizzo compulsive.
Per questa ragione, il provvedimento non si limita a fissare l’età di accesso. Introduce requisiti destinati a modificare il funzionamento delle piattaforme e la gestione dei rischi per gli utenti più giovani.
Le responsabilità delle piattaforme e il principio della sicurezza fin dalla progettazione
Uno degli elementi centrali dell’EU KIDS Act è il principio della safety by design, secondo cui la protezione dei minorenni deve essere incorporata nelle caratteristiche tecniche del servizio.
Le piattaforme interessate dovrebbero dimostrare che le proprie funzionalità rispettano criteri di sicurezza adeguati all’età degli utenti.
La Commissione propone restrizioni esplicite contro alcuni meccanismi progettati per prolungare la permanenza online. Tra questi rientrano lo scorrimento infinito dei contenuti, la riproduzione automatica senza pause effettive, determinate notifiche che incentivano a tornare continuamente sull’applicazione e i sistemi di ricompensa collegati alla partecipazione ripetuta.
Un’attenzione particolare viene riservata ai sistemi di raccomandazione. Gli algoritmi che selezionano video, fotografie e messaggi dovrebbero privilegiare criteri compatibili con la tutela dei minori, evitando percorsi di visualizzazione che favoriscano l’esposizione progressiva a contenuti dannosi.
La proposta contempla anche la possibilità di ripristinare le preferenze del sistema di raccomandazione e scegliere modalità di visualizzazione che non dipendano dalla profilazione personale.
Sul versante delle relazioni digitali, gli account dei minorenni dovrebbero essere privati per impostazione predefinita. Le piattaforme sarebbero tenute a limitare i contatti non richiesti da sconosciuti, impedire l’inserimento in gruppi senza consenso e rendere facilmente accessibili gli strumenti di blocco e segnalazione.
Per la sicurezza dei minori sui social, queste disposizioni inciderebbero direttamente su funzioni oggi utilizzate quotidianamente: messaggi privati, suggerimenti di nuovi contatti, notifiche, video consigliati e visibilità pubblica dei profili.
L’impostazione proposta dalla Commissione sposta inoltre una parte rilevante dell’onere di dimostrare la conformità sui fornitori dei servizi.
Le piattaforme di dimensioni maggiori, con almeno 45 milioni di utenti attivi mensili nell’Unione europea, dovrebbero presentare piani di conformità accompagnati da verifiche indipendenti, finanziate dagli stessi operatori.
Per le violazioni delle nuove disposizioni sono previste sanzioni che potrebbero raggiungere il 6% del fatturato annuo mondiale. Si tratta di misure contenute nella proposta, non di nuovi poteri sanzionatori già applicabili ai sensi dell’EU KIDS Act.
Verifica dell’età senza consegnare i documenti ai social network
L’efficacia delle nuove soglie dipenderebbe dalla possibilità di accertare l’età degli utenti senza compromettere la riservatezza dei dati personali.
La Commissione intende superare il semplice controllo basato sulla data di nascita dichiarata, ricorrendo a strumenti di verifica indipendenti dalle piattaforme.
Tra le soluzioni considerate rientra l’applicazione europea per la verifica dell’età, sviluppata nell’ambito delle iniziative già avviate dall’Unione per la tutela degli utenti online.
Il sistema dovrebbe consentire di dimostrare il superamento di una determinata soglia anagrafica senza comunicare alla piattaforma l’identità completa della persona, la data di nascita o una copia del documento.
Il principio tecnico consiste nel fornire al servizio una conferma del requisito richiesto, separando il controllo dell’età dalla conoscenza dei dati identificativi.
La proposta prevede strumenti affidabili, accessibili e rispettosi della privacy, anche per gli utenti che non dispongono di un’identità digitale.
Per i nuovi profili sui servizi interessati sarebbe richiesta una verifica all’apertura dell’account. La Commissione contempla inoltre controlli sugli account già esistenti, con modalità proporzionate alle informazioni disponibili.
Secondo la documentazione esplicativa, entro sei mesi dall’applicazione delle nuove regole le piattaforme dovrebbero verificare gli account esistenti e disabilitare quelli di utenti sotto i 15 anni che non rispettano le condizioni previste, oppure quelli per cui non sia possibile accertare l’età richiesta.
Questo termine non decorre dal 17 settembre 2026, data di presentazione della proposta. Dipenderebbe dall’effettiva applicazione del regolamento, qualora fosse approvato.
La verifica anagrafica introduce anche una questione delicata: impedire accessi non consentiti senza trasformare ogni utilizzo dei servizi online in una procedura di identificazione personale. L’affidabilità degli strumenti e la possibilità di evitare raccolte eccessive di dati saranno quindi aspetti determinanti nell’attuazione delle eventuali nuove norme.
Le regole già in vigore: Digital Services Act e protezione dei dati
L’EU KIDS Act si inserisce in un quadro normativo che già impone obblighi concreti agli operatori digitali.
Il Digital Services Act, pienamente applicabile dal 17 febbraio 2024, richiede alle piattaforme accessibili ai minori di adottare misure adeguate per garantire elevati livelli di privacy, sicurezza e protezione.
Tra gli obblighi esistenti rientra il divieto di mostrare pubblicità basata sulla profilazione quando il fornitore della piattaforma sa, con ragionevole certezza, che il destinatario è minorenne.
Le piattaforme di dimensioni molto grandi devono inoltre valutare e mitigare specifici rischi sistemici, compresi quelli che riguardano i diritti dei bambini e degli adolescenti.
Il 14 luglio 2025 la Commissione ha pubblicato linee guida dedicate alla protezione dei minori nell’ambito del Digital Services Act. Il documento affronta comportamenti compulsivi, cyberbullismo, contatti indesiderati, esposizione a contenuti dannosi e tutela della riservatezza.
Le linee guida non sono un regolamento autonomo e le misure raccomandate non sono tutte obbligatorie in quanto tali. Costituiscono però un riferimento per valutare il rispetto degli obblighi già previsti dalla legislazione europea.
La sicurezza dei minori sui social è dunque un obiettivo giuridico già presente nella normativa dell’Unione. L’EU KIDS Act intende rafforzarlo introducendo requisiti più specifici, una disciplina comune delle età di accesso e ulteriori meccanismi di controllo.
Esiste poi una distinzione importante rispetto al Regolamento generale sulla protezione dei dati, il GDPR.
L’articolo 8 del GDPR disciplina il consenso dei minori al trattamento dei dati personali nell’offerta diretta di servizi della società dell’informazione, quando il trattamento si fonda sul consenso.
La soglia europea ordinaria è fissata a 16 anni, ma gli Stati membri possono abbassarla fino a un minimo di 13. In Italia il limite è di 14 anni, secondo quanto previsto dal Codice in materia di protezione dei dati personali.
Questa disposizione non equivale a una regola generale che garantisca l’accesso autonomo a qualsiasi social network dal quattordicesimo compleanno.
Regola specifiche condizioni di validità del consenso al trattamento dei dati, mentre l’EU KIDS Act propone requisiti distinti per la creazione e la gestione dei profili sulle piattaforme interessate.
Le due discipline riguardano quindi materie collegate ma differenti. La nuova soglia dei 15 anni, se approvata, dovrebbe essere coordinata con le norme vigenti sulla protezione dei dati, senza confondere il consenso privacy con il diritto di aprire un account.
Videogiochi e chatbot: la tutela si estende oltre i social network
Il provvedimento europeo considera anche servizi che, pur non essendo tradizionalmente classificati come social network, permettono ai minorenni di interagire con altri utenti o con sistemi automatizzati.
I videogiochi online possono comprendere chat, acquisti integrati, sistemi di ricompensa e contatti tra persone che non si conoscono. La proposta prevede requisiti di sicurezza adeguati a queste caratteristiche e misure per impedire l’accesso a contenuti o applicazioni non compatibili con l’età.
I negozi digitali di applicazioni sarebbero chiamati a utilizzare classificazioni anagrafiche coerenti e a introdurre controlli che rendano effettive le limitazioni.
Una parte specifica riguarda i chatbot conversazionali e i cosiddetti AI companions, sistemi di intelligenza artificiale progettati per simulare conversazioni e, in alcuni casi, rapporti personali continuativi.
La Commissione propone restrizioni alle modalità di interazione che potrebbero favorire dipendenza emotiva nei minorenni. Prevede inoltre controlli sui rischi prima della disponibilità dei servizi e durante il loro funzionamento.
L’utilizzo di chatbot integrati in piattaforme e videogiochi dovrebbe essere sottoposto a condizioni particolari, evitando l’attivazione automatica di funzioni potenzialmente rischiose.
Queste disposizioni allargano il perimetro della sicurezza dei minori sui social a un insieme di esperienze digitali nelle quali comunicazione, intrattenimento e sistemi automatici tendono a sovrapporsi.
La tutela proposta riguarda quindi il modo in cui il servizio interagisce con il minorenne, indipendentemente dalla sua classificazione commerciale.
Il ruolo dei genitori e i limiti del controllo familiare
Nell’impostazione dell’EU KIDS Act, genitori e tutori manterrebbero un ruolo centrale soprattutto nella fascia compresa tra 13 e 14 anni.
I mini account dovrebbero consentire agli adulti responsabili di autorizzare i contatti, limitare il tempo di utilizzo e intervenire sulle impostazioni del servizio.
La proposta contempla strumenti dedicati alla gestione della responsabilità genitoriale, con modalità di verifica che dovrebbero proteggere i dati personali delle famiglie.
La differenza rispetto ad alcune funzioni di controllo parentale attualmente disponibili riguarda il carattere sistematico delle misure previste: per gli account supervisionati, le protezioni dovrebbero essere integrate nell’architettura del servizio e rimanere attive.
Non sarebbe quindi sufficiente offrire un’opzione facoltativa difficile da individuare o da configurare.
La Commissione chiarisce tuttavia che la responsabilità delle piattaforme non può essere trasferita alle famiglie. L’eventuale consenso di un genitore non esonererebbe un fornitore dall’obbligo di mettere a disposizione un ambiente digitale conforme alle regole.
Resta inoltre la necessità di conciliare supervisione e diritti dei minorenni. La protezione non dovrebbe comportare una raccolta sproporzionata di informazioni sulle loro attività o eliminare indiscriminatamente le possibilità di accesso a contenuti educativi e comunicazioni appropriate all’età.
È uno dei punti sui quali la qualità delle soluzioni tecniche potrà incidere quanto le disposizioni legislative.
A che punto è l’iter dell’EU KIDS Act e quando potrebbero entrare in vigore le nuove soglie
La proposta di regolamento, identificata dal documento COM(2026) 681 final, è stata adottata dalla Commissione europea il 17 settembre 2026 e trasmessa alle istituzioni competenti.
Il procedimento segue la procedura legislativa ordinaria, con riferimento 2026/0286(COD). Per diventare legge europea, il testo dovrà essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
Il Parlamento ha annunciato il 22 ottobre 2026 l’assegnazione della proposta alle commissioni competenti. La commissione per il Mercato interno e la protezione dei consumatori, IMCO, è responsabile dell’esame parlamentare, con il coinvolgimento delle commissioni chiamate a esprimere un parere.
Al 6 novembre 2026, il fascicolo ufficiale dell’Osservatorio legislativo del Parlamento europeo indica che il procedimento è ancora in attesa di una decisione della commissione competente.
Anche in Italia il documento è stato trasmesso al Senato, dove è stato assegnato il 29 settembre 2026 alle commissioni interessate. La Commissione Politiche dell’Unione europea ne ha affrontato l’esame nelle sedute del 13 ottobre e del 3 novembre.
La consultazione pubblica promossa dalla Commissione europea resta aperta fino al 3 dicembre 2026, con la possibilità di presentare osservazioni sul provvedimento.
Il testo potrebbe subire modifiche durante i negoziati tra Parlamento e Consiglio. Le soglie d’età, le modalità di verifica, i requisiti tecnici e le disposizioni transitorie dovranno quindi essere valutati sulla base della versione eventualmente approvata.
Non risulta ancora una data definitiva dalla quale il nuovo sistema di accesso ai social diventerà applicabile in tutta l’Unione europea.
Fino ad allora, la sicurezza dei minori sui social continuerà a essere disciplinata dalle norme già vigenti, in particolare dal Digital Services Act, dal GDPR e dalle disposizioni nazionali applicabili.
L’eventuale approvazione dell’EU KIDS Act imporrebbe alle piattaforme anche di intervenire sui profili esistenti: una conseguenza particolarmente rilevante per i ragazzi sotto i 15 anni che hanno già un account e che, secondo il modello proposto, potrebbero continuare a utilizzare determinati servizi soltanto attraverso le modalità supervisionate previste dalla nuova disciplina.
